Il 5G privato ha finalmente una banda europea: dal 30 settembre i 3,8–4,2 GHz sono disponibili, ma in Italia si assegneranno un sito alla volta
La decisione UE 2025/2425 impone agli Stati membri di rendere disponibile entro il 30 settembre 2026 la banda 3800–4200 MHz per reti wireless locali a potenza medio-bassa. AGCOM ha aperto la consultazione, il MIMIT indica assegnazioni «caso per caso», mentre la gara sui 26 GHz lascia lo spettro agli operatori. Per chi deve connettere un piazzale, una banchina o una linea produttiva, la frequenza è l’ultimo dei problemi da risolvere.
Il 30 settembre 2026 è una data che quasi nessun responsabile IT ha in agenda, eppure riguarda da vicino chi deve far funzionare una rete in un piazzale, in un capannone o su una banchina. Entro quel giorno ogni Stato membro deve rendere disponibile, in modo non esclusivo, la banda 3800–4200 MHz per sistemi wireless locali a potenza medio-bassa: la prima banda armonizzata in Europa pensata non per gli operatori mobili, ma per chi una rete 5G vuole costruirsela in casa. In Italia, nelle stesse settimane, il MIMIT ha messo in gara i 26 GHz — e lì la porta ai settori verticali è stata chiusa.
Due bande, due risposte opposte
La gara sui 26 GHz, pubblicata in Gazzetta Ufficiale a fine agosto sulla base della delibera AGCOM 232/25/CONS, è destinata a FWA e 5G ed è disegnata per gli operatori. Come riporta Key4biz, l’orientamento iniziale dell’Autorità — consentire ai settori verticali l’accesso diretto a porzioni di quello spettro — non è passato: la maggior parte dei rispondenti non lo ha accolto, nella delibera pesa la «scarsa presenza di verticali in Italia», e gli operatori hanno rivendicato la gestione esclusiva della risorsa, con la capacità wholesale come unica via per le aziende.
Sui 3800–4200 MHz il quadro è diverso, perché la decisione arriva da Bruxelles. La decisione di esecuzione (UE) 2025/2425 del 2 dicembre 2025 armonizza la banda per i sistemi WBB-LMP (Wireless Broadband, Low and Medium Power) destinati alla connettività di rete locale, e impone agli Stati membri di renderla disponibile entro il 30 settembre 2026. AGCOM ha aperto il 13 maggio, con la delibera 109/26/CONS, una consultazione di 45 giorni con due domande: quanta domanda c’è davvero, e con quali criteri assegnare le frequenze.
Cosa significa «rete locale a potenza medio-bassa»
La banda, oggi, non è libera: il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze la attribuisce al servizio fisso — gestito anche dal Ministero della Difesa — e al servizio fisso via satellite. La decisione europea, osserva AGCOM, è direttamente applicabile anche se non ancora recepita nel Piano, ma impone ai nuovi sistemi di proteggere chi c’è già, dalle stazioni di terra satellitari ai radioaltimetri aeronautici nella banda adiacente.
Da qui discende il modello che il MIMIT ha indicato all’Autorità: un’assegnazione «puntuale e localizzata, in cui ciascuna rete WBB-LMP viene autorizzata caso per caso». Non una licenza nazionale né un’autorizzazione generale, ma un titolo per sito, con una verifica di coesistenza per ogni impianto. La copertura è quella di un campus, di un terminal, di uno stabilimento; e i tempi dipenderanno dalle regole che usciranno dalla consultazione, non dalla scadenza europea: il 30 settembre rende la banda disponibile sulla carta, non apre uno sportello.
Lo spettro si assegna sito per sito: la rete 5G privata nasce come un progetto di ingegneria radio e di rete, non come un contratto telefonico.
La domanda c’è, ma è discreta
Secondo l’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry del Politecnico di Milano, ripreso da Agenda Digitale, i casi pubblici di reti 5G private o dedicate in UE27 e Regno Unito sono 237, in crescita del 12% in un anno, e circa 550 contando i progetti riservati. L’Italia ne conta 47, l’8,5% del totale europeo, ma il 55% è confidenziale. La spesa italiana nel 2025 è stata di 10,5 milioni di euro, in crescita del 43%; manifattura e logistica pesano per oltre metà dei casi europei.
Sono numeri piccoli, ed è proprio l’argomento con cui gli operatori hanno ottenuto di tenere i 26 GHz. Ma in Germania, dove 100 MHz nella banda 3,7–3,8 GHz sono riservati da anni alle licenze locali, il mercato è cresciuto perché lo spettro era accessibile, non prima: la domanda segue le regole, non le precede.
Wi-Fi o 5G non è la domanda giusta
Nella maggior parte delle aziende il 5G privato non sostituisce nulla: si aggiunge. Il Wi-Fi resta la scelta per gli interni ad alta densità; il 5G privato ha senso dove il Wi-Fi fatica per ragioni fisiche: aree esterne estese, mezzi in movimento che cambiano cella senza perdere la sessione, veicoli a guida automatica, latenza prevedibile per le applicazioni di controllo.
Due cose, però, restano identiche qualunque sia la radio. La prima è la rete cablata sotto: dorsali, segmentazione tra rete di fabbrica e rete d’ufficio, uscita verso il data center e il cloud. Una rete 5G con un core proprio è un nuovo sistema critico da aggiornare e monitorare, dentro lo stesso perimetro di sicurezza dell’OT che la usa. La seconda è l’identità: la SIM è una credenziale come le altre, va gestita nel ciclo di vita dei dispositivi e osservata nel traffico che genera. Chi ha già segmentato e presidiato la rete di fabbrica ha fatto la parte difficile; chi non l’ha fatto scoprirà che la frequenza era il problema più semplice.
Il nostro punto di vista
Per un’impresa che oggi deve connettere un piazzale, un porto o una linea produttiva le strade sono tre, e non si escludono. Comprare capacità dedicata dalla rete pubblica di un operatore, che è ciò che il modello dei 26 GHz consolida. Costruire una rete ibrida con le tecnologie già disponibili: è la via seguita al Bettolo Container Terminal di Genova (Gruppo MSC), dove una SD-WAN multi-tecnologia bilancia in modo trasparente Wi-Fi e 4G/5G e connette anche i mezzi del piazzale. Oppure, quando le regole italiane sui 3800–4200 MHz saranno definite, una rete locale con spettro proprio, dove l’isolamento dalla rete pubblica è un requisito e non una preferenza.
Quello che si può fare adesso, senza aspettare AGCOM e MIMIT, vale per tutte e tre: censire i casi d’uso con i requisiti di copertura, mobilità e latenza; misurare dove la rete attuale non arriva; progettare la dorsale cablata e la segmentazione su cui ogni rete radio dovrà appoggiarsi. È il modo in cui affrontiamo il networking di campus e di sito industriale, e vale anche per l’esercizio: una rete che porta mezzi e macchine, non solo portatili, va tenuta sotto osservazione continua, ed è ciò che fa il SOC · Smart Care sull’infrastruttura che gestiamo.
Il 30 settembre non cambia nulla, domani mattina, nella rete di nessuna azienda. Cambia il fatto che, per la prima volta, un’impresa in Italia può mettere a piano una rete 5G propria con una base normativa europea alle spalle. Chi ci arriverà con il progetto già fatto avrà il vantaggio.
- EUR-Lex — Decisione di esecuzione (UE) 2025/2425 sull’armonizzazione della banda 3800–4200 MHz per sistemi WBB-LMP
- AGCOM — Delibera 109/26/CONS, consultazione pubblica sull’uso condiviso della banda 3800–4200 MHz
- Key4biz — 5G e FWA, reti private e Verticals nel bando 26 GHz. Le telco rivendicano lo spettro
- Agenda Digitale — Reti private 5G, la svolta di Europa e Italia per l’industria (dati Osservatorio 5G & Connected Digital Industry, Politecnico di Milano)